La luna è per l’uomo

che aspetta,

il sole per la canoa

che risale il fiume;

l’acqua è per tutti gli uomini della selva.

Ma la farfalla rossa

è per Merìca.

Merìca è la fanciulla che amo:

Merìca che raccoglie la yuta

e cuoce focacce di cassàve.

Merìca è luna, sole, acqua, farfalla.

Danzo con te Merìca:

la tua mano

è come il tenero frutto

della palma;

il tuo piede

è come il seme del cotone

leggero e silenzioso;

il tuo fiato ha il gusto dell’ananas,

ma la tua bocca non ha spine.

Vieni con me

nella selva,

vieni con Menaue.

Vieni con me sulle pietre calde del fiume:

io vedo la luna nei tuoi occhi,

nel tuo seno è il miele.

La mia vita sarà dolce

  

Com’è bella la danza dei ragazzi!

Io, vecchio

danzo nell’amaca:

i miei piedi sono freddi.

Lontano nella selva,

presso la grande Pietra Nera,

solo la tigre li scalderà

col suo fiato.

Quando sarò morto

voglio danzare con piedi di bimbo

davanti alla luna

quando la pioggia farà lucenti

le pietre.

 

La piccola amaca di Achéle

è vuota.

La mamma col cestino intrecciato

è salita sul cerro.

Achéle ha freddo, ma non trema.

Ha paura, ma non piange.

E’ solo, ma non fugge.

Dietro la grande Pietra Nera

è spuntata la luna

e vede Achéle:

solo la tigre

lo scalda col suo fiato.

La mamma ritorna

alla capanna:

in silenzio

guarda la luna alta sul cerro.

La piccola amaca è vuota,

solo un raggio di luna

la fa dondolare.

  

Tilecùo

ha lasciato la capanna ombrosa;

sulle rapide del fiume

ha sentito la voce degli uomini della selva;

sul cerro alto

ha incontrato la gente dell’altra selva

senza colore:

ha perduto il suo nome

tra le foglie del sentiero,

da solo

andrà alla grande Pietra Nera:

darà i suoi piedi freddi

alla tigre,

gli occhi all’avvoltoio.

  

L’acqua del fiume corre verso le rapide.

Le nuvole fuggono sopra il grande cerro,

come tapiri sudati

davanti all’uomo con l’arco.

Le foglie camminano col vento:

tutta la selva si muove.

Anche la tua canoa

dondola sul fiume.

Soltanto tu sei immobile

sotto la grande Pietra Nera.

E io credevo che tutte le cose

vivessero soltanto per te…

 

C’è una pietra nella selva

Che sembra un tapiro;

e una radice che ha l’occhio del serpente

e un’altra che scende nel fiume

per giocare

come la lontra.

Un fiore somiglia alla farfalla;

una foglia secca

ha zampe gialle e occhi di ragno.

Solo il mio cane

non vedo più:

si è perduto nella selva

da diciannove lune.

Bruciando un ramo,

tra tante scintille di fuoco,

rivedo il suo occhio

caldo d’amore.

  

Senti? Sono quelli della selva:

camminano sul fiume

con piedi di pietra;

il sole li nasconde,

la luna li scopre.

Hanno corpo di bambino

ma ombre alte come palme.

La loro voce arriva a chi è solo:

solo nella selva, solo

sul sentiero,

solo nella capanna,

quando di notte

il sonno porta tutti lontano.

La voce ripete sempre:

noi camminiamo, tu cammina.

L’acqua del fiume è malata, i pesci

si rifugiano a monte dei ruscelli

rossi di fango.

Passa l’uomo con la barba

sulla grande canoa

dal remo urlante,

che i serpenti mordono.

Le piccole canoe dei Piaroa

tremano sul fiume

e gli uccelli si nascondono

tra le nuvole calde.

Nell’ombra della capanna

Il bimbo dorme, la mamma

cuoce il cassàve; il vecchio Oròpo

mastica la palma verde.

Oròpo vede tutti i nemici

degli uomini della selva.

 

L’uomo bianco è tornato alla capanna.

I suoi occhi

brillano nell’ombra

come le scintille del pesce che cuoce.

Con le mani lunghe

prende l’amuleto di Euari,

le frecce di Remie,

il guaisco di Chirimica,

la piccola amaca di Camò.

La bimba piange alla sua voce di cane.

La mamma stringe al petto Camò

e dice; va’ via.

 

La pioggia

scivola sulla capanna.

Le canoe piene d’acqua

galleggiano sul campiello di yuca.

Nell’ombra fredda

il fuoco di Vehemica

è come un piccolo sole:

i ragazzi si scaldano

e cuociono il pesce tra le braci.

Vehemica il saggio dice:

“Un tempo,

tutta la selva era fiume,

tutto il cielo era acqua.

I Piaroa fuggono sul monte,

la canoa

si spezza tra i rami del cerro;

la terra

è il nostro cibo per diciannove lune”.

La voce di Vehemica

Nel buio della capanna

è come una foglia

schiacciata nel palmo della mano.

 

Un giornola luna si fermerà nel cielo.

I fiori saranno freddi e duri,

nella selva

solo le pietre cresceranno.

Allora

la grande Pietra Nera

sarà tutto:

schiaccerà la capanna

e tutta la gente Piaroa.

  

Se tu mi guardi

sono come la farfalla

rossa;

se mi parli

sono il cane che ascolta;.

Se m’ami

sono il fiore che si scalda

tra i tuoi capelli.

Se mi respingi

sono come una canoa

vuota,

che va sul fiume

e il sasso la spezza.