Profumo “bambino”


Un intenso profumo di torrone e mandorle tostate mi sta accompagnando mentre percorro la strada dove abito. Un profumo che ha un aroma mai dimenticato, “un profumo bambino”, un profumo amico della mia infanzia passata.

L’aria è piuttosto gelida, si addice al periodo natalizio.

Una squadra di operai sta allestendo catene di luci sopra le vetrine dei negozi per vestirli a festa ed invitare i passanti ad entrare ad acquistare i regali di Natale.

Io amo questo periodo perché il cuore si rallegra tra le centinaia di piccole luci che accompagnano le mie passeggiate.

Quando ero piccola, papà e mamma avevano una bottega dove rilegavano libri, ma il pomeriggio della Vigilia, papà molto coraggiosamente chiudeva la saracinesca anche se aveva sempre tanto lavoro da non aver respiro e portava me e la mamma a passeggiare sotto i portici di Piazza Vittorio.

Mentre ci avvicinavamo alla piazza scorgevamo già da lontano le illuminazioni ed io iniziavo a sentirmi felice. Dopo aver parcheggiato la nostra cinquecento celeste, iniziava il vero e proprio pellegrinaggio per tutti i negozi della Piazza.

Un grande magazzino che ancora vedo quando passo con il tram, era la prima tappa. Proprio in quel grande magazzino papà e mamma mi comprarono un bellissimo 33 giri con le canzoni di Natale che ancora conservo gelosamente e che ho dovuto far riversare su un nastro per poterlo ancora ascoltare.

Quel disco del tutto inaspettatamente, diventò la colonna sonora dei giorni di Natale di ogni anno e come se tenessi tra le mano un oggetto di enorme valore, lo estraggo dalla sua custodia e accendo il mio stereo.

Anche se il suono è un po’ gracchiante, vi posso giurare che soltanto quando le sue note iniziano a vagare per la casa, io sento che Natale si sta avvicinando alla porta di casa mia.

Ho cresciuto le mie bambine con questo strano culto tutto speciale, creato da me. Ora sono diventate donne, una di loro è mamma, ma sono ancora capaci di guardarmi con tenerezza, ricordando…

Arrivano in cucina quando sentono le note di quel vecchio nastro.

Quanta dolcezza nel mio passato,,,

Una vocina acuta mi scuote… “nonna, ciao… dove vai?”

Ora son desta dal mio sogno profondo e bellissimo. L’aria intorno ancora profuma di dolci e nocciole tostate, l’aria è diventata ancora più fredda… ma il mio nipotino arriva di corsa e mi abbraccia. In quel momento mi sento all’improvviso piccina come lui e mano nella mano entriamo nel negozio di dolciumi per acquistare un meraviglioso torrone ridendo gioiosi.

La magia del Natale ci avvolge; ci guardiamo felici come sospesi tra le ali del tempo e il suono in lontananza delle zampogne scende dolcemente nel cuore mentre apro con lui la scatola del torrone. Ieri è diventato oggi… Oggi sono ancora come ieri, con quella gioia bambina nel cuore… e mi sento felice come allora.

 

 

 

Nella scatola dei sogni


Ci sono piccoli stralci di immagini del passato capaci di farci rivivere anche soltanto per pochi attimi, periodi lontani ma infinitamente felici.

Semplici cose, magari un piccolo gesto o un suono, oppure un vecchio bigliettino di auguri ritrovato per caso tra vecchie carte.

Proprio l’altro giorno mentre riordinavo i pensili della mia cucina, ho ritrovato uno stampo per fare i cappelletti con il ripieno di carne. L’ho tenuto un attimo tra le mani e stavo decidendo di buttarlo dal momento che ormai si risparmia tempo acquistando i tortellini già pronti.

Mentre stavo buttandolo nella pattumiera, mi sono fermata un attimo ed ho ripensato a quante volte era stato usato nel passato per tanti pranzi nei giorni di festa.

Onde dolci di ricordi mi hanno assalita.

In un attimo mi è sembrato di sentire suonare il campanello della porta di casa, di vedere mamma che si affretta ad aprire per far entrare i miei amati zii mai dimenticati anche se sono anni e anni che non ci sono più… Zia Giovanna e zio Antonio con la mia cuginetta Laura arrivavano per preparare i cappelletti da cucinare in brodo il giorno di Natale.

Voi non ci crederete, ma quella consuetudine era una vera e propria cerimonia.

Zio Antonio preparava la sfoglia con eccezionale maestria mentre mamma e zia Giovanna preparavano l’impasto profumato di noce moscata.

Io giocavo con Laura, la mia cuginetta; mettevamo le bambole tutte in fila sul divano e facevamo finta di avere un salone di bellezza. Le pettinavamo e poi ci mettevamo il rossetto preso di nascosto dal comò di mamma. Ci legavamo alla vita le vestaglie da camera e diventavamo come per incanto principesse, regine o contesse.

Ogni tanto dalla cucina arrivavano le voci e le risate dei nostri genitori, ma noi continuavamo i nostri giochi indisturbate e felici.

Le luci dell'Albero di Natale e del Presepe facevano da cornice al nostro piccolo mondo fatto di piccole, meravigliose cose.

Quando ci chiamavano per la merenda dovevamo interrompere i nostri giochi e tornare nella realtà, ma poi bastava un attimo per tornare nell'atmosfera giusta dei nostri giochi.

Il pomeriggio volava in un attimo perché il nostro unico desiderio era quello di giocare.

Ogni tanto sbirciavamo i nostri genitori e il tavolo di marmo della cucina che pian piano si riempiva di tortellini tutti ben disposti su grandi vassoi.

La cucina sembrava all'improvviso quella di un grande castello fatato dove si preparavano manicaretti gustosi e noi eravamo felici.

Ora accarezzo quei ricordi e so che anche Laura fa la stessa cosa. Siamo lontane, ma sappiamo che quel filo scintillante di ricordi è qualcosa che ci unisce e che mai nessuno potrà togliere dalla scatola dei nostri sogni.

 

 

©Daniela Costantini

 

 

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