CHE COSA E’ IL REIKI

 

Il Reiki è uno dei più antichi metodi di cura del genere umano. Ha avuto origine in Tibet e la sua riscoperta è legata alla figura di Mikao Usui, monaco e medico giapponese del XIX secolo.

Si trovano riferimenti alla tradizione del Reiki nei testi in sanscrito, antica lingua indiana.

Il sistema Usui di guarigione naturale è stato trasmesso dai Maestri Reiki ed oggi è praticato in tutto il mondo. L’obiettivo del Reiki è armonizzare il  cuore e la mente utilizzando le doti spirituali che gli esseri viventi possiedono fin dalla nascita: Amore, Compassione, Coraggio, Comprensione, Fratellanza, Fiducia.

Il suo intento è quello di aiutare a mantenere il corpo in salute e a condurre una vita serena. Il termine "Guarigione", va interpretato come sinonimo di Felicità, Compimento, Illuminazione. Il Reiki non ha scopi ideologici, politici o religiosi, né pretende di sostituirsi alla medicina tradizionale.

Il Reiki è un metodo di guarigione semplice e naturale che permette di assorbire una maggiore quantità di energia vitale. Il metodo Reiki anima l’energia vitale ed equilibra le energie corporee. Questa naturale energia guaritrice scorre in forma potente e concentrata attraverso le mani del donatore. L’imposizione delle mani dirige l’energia curativa nel corpo del soggetto ricevente. Il donatore viene utilizzato come canale dove fluisce l’energia vitale universale, pertanto non viene impiegata nessuna energia personale del donatore che è al tempo stesso ricaricato e rafforzato.

I canali Reiki una volta attivati restano attivi per tutta la vita.

 

 

 

LA VITA DI USUI

 

Mikao Usui nacque il 15 Agosto 1865 nella provincia di Kyoto, in Giappone, nel villaggio di Tania-mura, oggi chiamato Miyamacho, nel distretto Yamagata.

Era un monaco cristiano che dopo anni di faticose ricerche e in seguito ad una intensa esperienza mistica, scoprì il Segreto della Guarigione chiamandolo Reiki.

Iniziò giovanissimo i suoi studi presso la scuola di un Monastero di Buddismo Tendai e a 12 anni cominciò a dedicarsi alle arti marziali raggiungendo alti livelli. Viaggiò molto e a trent’anni sposò Sadako Suzuki da cui ebbe due figli, un maschio, Fuji nel 1908 e una femmina, Toshiko nel 1913.

Nel Marzo del 1922, come risultato finale di un percorso spirituale culminato con un digiuno e una meditazione di 21 giorni, Usui entrò in contatto con il Reiki e comprese come utilizzarlo quale strumento di crescita personale, evoluzione spirituale e autoguarigione.

Nell’Aprile del 1922 anni aprì il suo primo Centro di Pratica e Insegnamento ad Harajuku, Aoyama, Tokyo.

Il “motto” del suo centro era: “In unione con il proprio Sé attraverso armonia ed equilibrio”.

La sua fama crebbe rapidamente e molte persone lo raggiunsero per studiare con lui e quando nel 1923 Tokio fu distrutta da un terribile terremoto Usui si adoperò per portare sollievo alle vittime scampate alla tragedia utilizzando i suoi poteri di guarigione.

Usui era una persona affettuosa, calorosa e umile nell’atteggiamento e nel corso della sua vita trasmise i suoi insegnamenti ad oltre duemila persone e iniziò 17 Maestri.

La diffusione di Reiki in occidente risale al periodo in cui Usui incontrò Chujiro Hayashi, Ufficiale di Marina in congedo, che avvenne, sempre secondo la tradizione, in uno dei mercati in cui Usui vagava con una lanterna in mano alla ricerca di uomini interessati alla verità. Hayashi fu immediatamente affascinato dalla saggezza e dalla profonda convinzione di Usui e decise di seguirlo e diventare a sua volta Maestro.

Hawayo Takata conobbe Hayashi alle Hawaii nel Novembre del 1936 e qualche anno

più tardi divenne Maestra. Fu proprio lei a portare Reiki nel mondo Occidentale quando si trasferì in California. Alla sua scomparsa lasciò 22 Maestri di Reiki, molti dei quali americani.

Da questi Maestri ebbe origine il Reiki Occidentale e in meno di 20 anni la sua pratica è diventata mondiale ed è praticato da decine di milioni di persone.

Usui morì il 9 Marzo del 1926 all’età di 62 anni e alcuni dei suoi studenti crearono la Usui Reiki Ryoho Gakkai (Associazione per l’apprendimento del Metodo di Guarigione Usui Reiki) dichiarandolo Presidente ad honorem.

Nel Febbraio 1927 venne eretta una Stele commemorativa nel cimitero del tempio Saihoji a Tokyo.

 

Ciò che rende il Reiki potente ed efficace è la cerimonia di attivazione, è l'uso corretto dei procedimenti e dei simboli che vengono tramandati dal Maestro. Il requisito importante di un Maestro Reiki  è l’onestà e la saggezza. Una persona di cuore che possa comprendere la grandezza e l'importanza del Reiki e aiuti lo studente a crescere e a praticare in modo corretto uno dei più importanti doni che l'umanità abbia ricevuto per la sua crescita spirituale. Non cura semplicemente le malattie, ma porta equilibrio nel corpo e nello spirito, stimola le innate capacità di autoguarigione dell'organismo e aiuta a raggiungere la felicità.

 

 

LA LUCE SU USUI…

 

Mikao Usui era un Monaco Cristiano e come ogni domenica, si apprestava a officiare la regolare cerimonia nella cappella del collegio maschile di cui era anche il rettore. Uno degli studenti si alzò in piedi, chiese il permesso di parlare e quando gli fu accordato disse:

 

"Parlo a nome degli studenti che hanno concluso gli studi e lasceranno la scuola per andare nel mondo. Noi siamo giovani e abbiamo tutta la vita davanti a noi, ma abbiamo anche molti dubbi e timori e vorremmo delle rassicurazioni. Per anni abbiamo studiato in questo collegio e conosciamo la Bibbia, sappiamo che Gesù Cristo operava miracoli perché le persone credessero in lui. Ma noi non abbiamo mai assistito ad alcun miracolo e ci chiediamo che cosa significa credere in Dio. In tutti questi anni, Dottor Usui, Lei è stato il nostro insegnante e la nostra guida, conosciamo la Sua fede profonda nelle Sacre Scritture, ma noi non abbiamo la Sua fede. Per favore, la preghiamo di darci una dimostrazione che ciò che è scritto corrisponde a verità."

 

Usui disse che effettivamente era un buon Cristiano e che aveva una assoluta fiducia che ciò che si diceva del Cristo fosse pura verità e che esistevano testimonianze storiche e opere teologiche che dimostravano le capacità taumaturgiche del Cristo e l'esistenza dei miracoli. Ma lo studente continuò:

 

"Noi la onoriamo e la rispettiamo come nostro Maestro, ma tra poco noi saremo fuori di qui e ce la dovremo cavare da soli. Noi le chiediamo di farci vedere come si fa a restituire la vista a un cieco o a guarire un lebbroso o a resuscitare un morto."

 

Usui rispose che questo non poteva farlo, perché nessuno glielo aveva insegnato.

E lo studente riprese a parlare, questa volta con un velo di amarezza nella voce:

 

"Noi la ringraziamo per tutto quello che ci ha insegnato, ma ora sappiamo che la Sua fede è una fede cieca e noi non vogliamo credere ciecamente a qualcosa, vogliamo fatti e dimostrazioni tangibili, vogliamo essere certi che quello che facciamo o diciamo esiste davvero. Lei ha ricevuto in dono questa fede assoluta e ha vissuto a lungo per rafforzarla, ma questo riguarda la Sua vita. Noi stiamo iniziando la nostra e abbiamo bisogno di una dimostrazione per continuare a credere in Lei e nei Suoi insegnamenti e avere un giorno la Sua stessa fede."

 

Usui disse che non poteva mostrare alcuna guarigione in quel momento, e non volle proseguire oltre quella discussione. Ma le parole dello studente lo avevano profondamente colpito e dopo un lungo silenzio aggiunse: "Bene, dunque. Io non posso dimostrarvi nulla, in questo momento, ma un giorno ve lo proverò. E per fare questo fin da ora rassegno le mie dimissioni da ogni incarico e parto alla ricerca del segreto della guarigione. E quando lo troverò, ritornerò e ve ne darò una dimostrazione."

 

E così Mikao Usui, non più giovanissimo, partì alla ricerca di come poter guarire gli ammalati e ridare la vista ai ciechi. Per sette anni approfondì i suoi studi sul Cristianesimo e sulla Bibbia ma non trovò alcuna spiegazione né alcuna formula sulla guarigione. Studiò altre Religioni e Filosofie e quando giunse al Buddismo scoprì che anche il Buddha conosceva l'arte di guarire i ciechi e i lebbrosi. Si recò dunque nei monasteri chiedendo ai monaci se fosse vero che nei Sutra si parlava del potere di guarire le malattie, ma la risposta era quasi sempre la stessa:

"Si, certo, è scritto che il Buddha guariva i lebbrosi appoggiando le mani sul loro corpo, ma noi monaci buddisti riteniamo che tutto dipende dalla mente e non possiamo dedicare molto tempo al corpo. Certo è importante mangiare e bere moderatamente e occuparsi di essere in salute e rispettosi della vita, ma quello che ci preme innanzi tutto è la salute dello Spirito. Per questo noi

trascorriamo lunghe ore immobili nella meditazione o recitando preghiere, per trascendere il corpo e sviluppare le facoltà della mente."

E ogni volta Usui faceva un inchino, ringraziava e andava nel monastero successivo. Trascorsero mesi e mesi di infruttuose ricerche, tutti sembravano troppo occupati con la mente per interessarsi del corpo, e Usui era molto depresso. Ma non mollava e ogni volta diceva a se stesso che evidentemente doveva esserci un altro posto in cui cercare.

 

Finalmente incontrò un Tempio Zen, fu accolto con benevolenza, gli fu accordato il permesso di leggere i Sutra e di partecipare alle sedute di meditazione con i monaci. Passarono altri tre anni ed era sempre più chiaro per Usui che le ricerche sarebbero durate ancora molto tempo. Egli comprese che molte trascrizioni erano originariamente scritte in cinese e per leggerle imparò il cinese, poi pensò che Buddha era nato in India e che sicuramente molte delle scritture non erano state ancora tradotte. E fu proprio in quei Sutra scritti nell'antica lingua sanscrita che Usui alla fine trovò la formula.

Niente di complicato, semplice e chiara, ma la formula era stata scritta 2.500 anni prima. Doveva essere interpretata correttamente. Avrebbe funzionato?

Usui parlò con il monaco che dirigeva il monastero Zen: "Andrò sul monte Koriyama e mi sottoporrò alla prova per 21 giorni. Digiunerò e mediterò.

Arrivato a questo punto non posso tirarmi indietro. Se il ventiduesimo giorno non sarò ritornato, mandate a cercare il mio corpo perché vorrà dire che sono morto."

E partì.

Scelse un luogo vicino a un corso d'acqua, si sedette sotto un grande cedro e iniziò la meditazione. Collocò davanti a sé ventun sassolini, e ogni giorno che passava ne toglieva uno. Egli sapeva che doveva aspettare che accadesse qualcosa, ma non sapeva cosa. E nel frattempo leggeva le scritture,

recitava i Sutra, meditava e beveva solo acqua. Stava per sopraggiungere l'alba del ventunesimo giorno, la notte era ancora scura, senza luna, senza stelle.

Quella era l'ultima meditazione.

Quando aprì gli occhi vide in lontananza una piccola luce tremolante, come la fiamma di una candela. La luce si avvicinava verso di lui, puntando diritta alla fronte. Ne ebbe paura, pensò che era ancora in tempo per evitarla o per chiudere gli occhi, ma sapeva che quella era la prova che stava aspettando e rimase a fissarla. In un attimo la luce lo colpì in mezzo alla fronte e l'impatto fu così forte che Usui cadde all'indietro. Quando cominciò a guardarsi intorno, ancora stordito dal colpo, vide milioni e milioni di sfere di luce agitarsi, muoversi, danzare davanti a lui. Avevano tutti i colori dell'arcobaleno, tutti e sette.

Una grande luce apparve davanti a lui e come su uno schermo egli vide passare in lettere dorate ciò che aveva appreso quando leggeva il testo sanscrito.

Usui non sentiva più dolore, né paura, né fame, né stanchezza e sentì che quel giorno aveva ricevuto una benedizione. "Ora posso aprire gli occhi e gettare l'ultimo sasso" disse. Si alzò e riprendendo il cammino di ritorno si accorse che le sue gambe erano forti e i piedi stabili, come se avesse pranzato. "Questo è il primo miracolo!" pensò, "Mi sento sazio e riposato".

Scendendo dalla montagna, inciampò in una roccia e si ferì un dito del piede, l'unghia era staccata, la ferita sanguinava e doleva molto. Istintivamente afferrò il dito con la mano e poco dopo sentì un profondo calore che entrava nella ferita. Il dolore scomparve e il sangue cessò di uscire. "Questo è il secondo miracolo", pensò. E continuò il cammino.

Dopo un po' incontrò una locanda e si fermò per riposare e per mangiare qualcosa. La figlia del padrone aveva un terribile mal di denti e da settimane piangeva dal dolore. Usui mise le mani sulle sue guance e in breve il male svanì. La ragazza incredula e felice saltava qua e là ringraziando e dicendo a tutta la famiglia che quello non era un monaco normale, ma che aveva qualcosa di

magico nelle sue mani. Il padrone della locanda per sdebitarsi offrì una abbondante colazione al suo inatteso ospite. Dopo essersi saziato Usui pensò che erano accaduti altri due miracoli: la ragazza non aveva più il mal di denti e lui non aveva fatto indigestione!

Verso sera fu di ritorno al monastero e come prima cosa voleva vedere il monaco per raccontargli ogni cosa, ma il monaco era in preda ad un violento attacco di mal di schiena. Usui andò a trovarlo nella sua piccola stanza e mentre raccontava teneva appoggiate le sue mani sulla schiena del povero malato. Raccontò del digiuno, della lunga attesa, della luce e di come era andata la giornata. Terminato il racconto Usui fece per congedarsi, ma il monaco dopo un attimo di stupore disse: "Il dolore non c'è più, potrò dormire finalmente! Mi sento meravigliosamente e pieno di energia! Così è questo che tu chiami Reiki! Domani parleremo ancora". E così decisero che il modo migliore per usare il segreto della guarigione era portarlo dove più ce ne era bisogno, ovvero nei sobborghi di Kyoto, nel quartiere dei mendicanti. E infatti Usui vi si stabilì per diversi anni, perfezionando la tecnica della guarigione. Egli lavorava instancabilmente e poco a poco tutti o quasi avevano potuto

guarire le loro malattie, recarsi in città, trovare un lavoro e diventare cittadini rispettabili.

Ma un brutto giorno, mentre Usui girava per il sobborgo per vedere quanto lavoro restava ancora da fare, incontrò tanti volti conosciuti. Le persone che aveva curato e che avevano cambiato vita stavano ritornando indietro, volevano fare di nuovo i mendicanti. Usui ebbe un violento accesso di collera, vide il lavoro di anni vanificarsi in un attimo… dunque avevano ragione… la mente è più importante del corpo. Pensò di aver fallito, si convinse che avrebbe dovuto guarire prima il loro spirito e poi il loro corpo. Quando chiese ai mendicanti perché fossero tornati alla vita di prima uno di loro rispose: "Chiedere l'elemosina è un mestiere molto più facile di tutti quelli che ho trovato là fuori. E' più facile trovare qualcosa da mangiare e un posto dove dormire che lavorare tutto il giorno. Fare il mendicante è un buon lavoro, mi riempio la pancia e non devo stressarmi più di tanto." Usui pensò molto alla loro ingratitudine ma fissò per sempre i cinque insegnamenti fondamentali della disciplina Reiki:

 

Primo: Per oggi non ti arrabbiare

Secondo:Per oggi non ti preoccupare

Terzo: Sii grato

Quarto: Lavora con impegno

Quinto: Sii gentile verso gli altri.

 

Questi sono davvero grandi insegnamenti per la crescita personale e richiedono saggezza per essere applicati degnamente nella vita di ogni giorno.

Usui chiamò questi insegnamenti Il metodo segreto per invitare la felicità e La medicina spirituale per guarire ogni malattia.

 

Usui trascorse il resto della sua vita viaggiando a piedi per tutto il Giappone. Egli andava nei mercati affollati con una lampada accesa in mano in pieno giorno e quando qualcuno gli faceva notare, rispettosamente, poiché era un monaco conosciuto e stimato, che se cercava qualcosa non c'era bisogno di quella luce, perché era giorno e si vedeva benissimo, egli rispondeva:

 

"Quello che sto cercando io non si vede alla luce del sole. Il mondo è pieno di gente triste, chiusa e arrabbiata. Io cerco qualcuno che abbia voglia di far luce nel suo cuore e guarire da ogni sofferenza, e rendere puri e forti la mente, il carattere e il corpo. Se vuoi ascoltare questa lezione, seguimi".

 

 

   Il Maestro Mikao Usui

 

 

 

 

 

 

 

 

 

http://until_then.tripod.com