Natale si avvicina; come tutti gli anni c’è sempre un grande fermento nelle strade e nei negozi. Tutti si affannano a fare regali secondo le proprie possibilità. Io acquisto i doni pensando ai gusti della persona che li riceverà perché secondo me il “regalo pensato” è capace di portare un pizzico di felicità.

Sono diversi anni che sento il Natale in modo diverso. Preferisco starmene in compagnia dei ricordi ed è come se dentro di me non si accendessero luci o candele.

Ho una bella casa, piena di comodità, ma ricordo quando da bambina c’erano meno comodità ma tanto cuore…

Molto spesso mia nonna paterna era a casa nostra nel periodo natalizio ed io dormivo con lei e prima di addormentarci mi raccontava tante storie di  quei Natali di guerra in cui i bambini ricevevano in dono arance e caramelle… Non c’era altro, ma c’era la semplicità del cuore, la purezza dei sentimenti.

Ora alla mia età anche se tutti dicono…  sei giovane… non dimostri i tuoi anni,  mi sento triste e solo  i ricordi tengono caldo il mio cuore specialmente quando arriva la sera e la solitudine diventa l’interprete principale del mio tempo.

Ripenso con nostalgia a quei lontani Natali  quando papà  faceva il presepe. C’erano tanti personaggi di cartapesta, un laghetto fatto con lo specchio e anche una cascata fatta con la carta stagnola.

I regali poi… ricevevo sempre quelli che desideravo e dentro il mio cuore sbocciava l’incanto…

Nella mia mente rivivo quei momenti e mi sembra di sentire ancora l’odore dei mandarini e del panettone che aleggiava in casa. Mia madre preparava delle cose squisite ed il modo in cui faceva regnare l’ordine nel caos che io ero capace di creare in un attimo mi colma il cuore di dolcezza.

Che dolci anni!

Poi, come accade a tutti sono cresciuta, mi sono sposata ed ho lavorato duramente per conciliare le necessità delle due bambine con quelle del lavoro. Mi sono sempre affannata a ricalcare il modo di fare di mia madre senza riuscirci. Anche lei lavorava; lavorava con mio padre nel laboratorio di legatoria di libri e nel frattempo trovava il tempo per fare mille altre cose con serenità. Io al contrario di lei, nonostante tutti i miei sforzi non sono mai riuscita ad eguagliarla.

Quando credevo di aver raggiunto un equilibrio accettabile mio marito si ammalò e sedici mesi dopo morì. Le nostre figlie avevano rispettivamente 20 e 24 anni e la loro vita era tutta da organizzare. Io mi sentivo tradita dal destino ed ho creduto di impazzire di dolore, ma le mie figlie sono due grandi tesori e questa è stata la spinta per continuare a vivere.

Ammetto di essermi appoggiata a loro in tutto anche se non dovevo perché erano come due piccole cerbiatte dalle zampine malferme…

A volte mi sento derubata di tutto; avevo costruito un equilibrio tra mille difficoltà e poi mi sono sentita  come un contadino che dopo aver tanto lavorato, vede i suoi campi devastati da una catastrofe naturale.

Il 7 ottobre scorso anche la mia mamma mi ha lasciato... ma so che è con me, me la sento dentro al cuore in ogni attimo. Mi tortura il dolore lacerante per la sua mancanza... a volte penso di non farcela, ma poi sento che lei vuole che continui a costruire il mondo d'amore che lei ha faticato tanto per realizzare... e allora mi dico... dai... ce la farai...

Sono passati decenni da quei miei Natali da bimba e ancora sento l'odore dei mandarini o del ripieno dei tortellini che per tradizione, si mangiavano soltanto nel giorno di Natale.

 Questi ricordi sono quello che mi resta, sono i miei doni indelebili; il tempo non ha potuto portarmeli via…

Ora il Natale è solo consumismo; la nascita di Gesù Bambino non viene più venerata, ma io ricordo quando mamma e papà deponevano il Bambinello tra Maria e Giuseppe. Quello si che era un momento dolce: ora si corre ad aprire i regali sotto l’albero e magari il mattino dopo spolverando, ci si accorge che nessuno ha pensato a mettere Gesù al suo posto.

Quando guardo i miei nipotini mi auguro che per loro continui ad esistere il Natale che non esiste più.

Mi auguro che la loro mamma ed il loro papà ricordino le antiche dolcezze di questa festa.  

Televisone, computer, videogiochi e telefonini stanno rendendo sempre più soli i bambini; non hanno più tanto bisogno di andare a giocare con i loro compagni perché hanno mille giochi da fare in casa davanti ad un arido schermo ed io inorridisco perché questo è il modo di renderli soli per tutta la vita.

Se qualcuno mi chiedesse cosa vorrei trovare accanto al presepe, non avrei dubbi nel rispondere…

Il vecchio disco che diffondeva le canzoni di Natale, le letterine delle mie bambine, la tavola vestita a festa e l'abbraccio di mia madre... In una scatola  ancora conservo frammenti di quel passato che amavo. I fogli sgualciti delle recite natalizie, i biglietti d’auguri pieni di porporina; non voglio dimenticare nulla e segretamente il giorno di Natale, apro quella vecchia scatola di latta e il profumo dei ricordi mi invade il cuore mentre mi viene puntualmente da piangere mentre sulle mie mani si posa la porporina scintillante… I miei nipotini mi  trotterellano intorno e Nicola che è più grande mi chiede cosa faccio… niente gli rispondo…, vieni qui, voglio raccontarvi una favola che spero  vi accompagnerà per tutta la vita. Valentina è ancora troppo piccina, ma a suo modo comprende ciò che dico e mi sorride. C'è la musica del vecchio disco nell'aria... e allora  con i miei due tesori inizio a danzare... è una danza lenta e dolce che accompagna la musica del mio cuore.

Questo Natale sarà diverso lo so... veramente diverso... ma la mia adorata mamma mi sorriderà da Lassù e mi darà la forza... Adorava immensamente Nicola e Valentina ed ora ho anche il suo bagaglio d'amore da portare... Lo farò mamma, non temere... Ti voglio bene...

Natale 2012 

©Daniela Costantini