Il Piccolo Principe sedette su una pietra e alzò gli occhi verso il cielo:
“mi domando” disse, “se le stelle sono illuminate
perché ognuno possa un giorno trovare la sua”
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Antoine Marie Roger de Saint-Exupéry nacque a Lione il 29 giugno del 1900 da una famiglia aristocratica. A ventidue anni conseguì il brevetto di pilota.
Il suo carattere avventuroso lo portò ad intraprendere molti voli intercontinentali durante i quali ebbe numerosi incidenti; il più clamoroso avvenne nel 1938 mentre tentava di stabilire il record di volo New York-Terra del Fuoco. Partecipò alla II Guerra Mondiale e nel 1941 si stabilì a New York.
Antoine amava scrivere e raccontare le sue avventure ed il 6 aprile 1943 pubblicò presso Reynal e Hitchcock, “Il Piccolo Principe”.
Con l’entrata in guerra dell’America, Antoine iniziò di nuovo a volare ed il 31 luglio 1944 partì per quella che sarebbe stata la sua ultima missione: sorvolare Grenoble-Annecy. Non tornò più e fu dato per disperso. Aveva soltanto 44 anni…
Il 7 settembre 1998 il peschereccio “L’Horizon” ritrovò il relitto del suo aereo nelle acque di Marsiglia. Al suo interno soltanto due cose: un braccialetto d’argento con il suo nome e con quello della moglie e l’indirizzo degli editori Reynal e Hitchcock.
Il “Piccolo Principe”, il suo capolavoro, breve e intenso come la sua vita è stato pubblicato in ben 300 edizioni ed in più di 125 tra lingue e dialetti.
Tradotto anche in linguaggio Braille per i non vedenti ed in latino, il “Piccolo Principe” ha saputo parlare al cuore di tante e tante persone.
Non a caso la Francia ha dedicato al suo autore e al ragazzino dai capelli d’oro una vecchia banconota da cinquanta franchi.

Il libro del “Piccolo Principe” è un libro irresistibile rivolto ai bambini di ogni età. Sul frontespizio del libro l’autore scrisse: “Dedico questo libro a una persona grande (…) a Leone Werth quando era una bambino (…), al bambino che questa persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (Ma pochi di essi se ne ricordano)”.

La storia è a sfondo autobiografico. Un pilota,
in panne con il suo aereo nel bel mezzo del deserto del Sahara, incontra un
ragazzino dai capelli biondi proveniente da un pianeta lontano, poco più grande
di lui, l’asteroide B612. Il bambino ha circa sei anni quando approfitta di una
migrazione di uccelli selvatici per lasciare il suo pianeta dove il suo mondo è
fatto di piccole cose: spazzare i camini dei vulcani, estirpare le erbacce e le
piantine di baobab e dove è possibile osservare anche 43 tramonti in un solo
giorno. Il suo pianeta però è speciale per una cosa… la sua rosa. Il Piccolo
Principe si prendeva cura di lei ogni giorno. Forse un po’ vanitosa la sua rosa…
ma sarà proprio la nostalgia di lei che spingerà il Piccolo Principe a tornare
nel suo pianeta; per fare questo si farà mordere dal suo amico serpente.

Durante il suo viaggio sulla Terra il Piccolo Principe incontra tanti strani personaggi: un ubriacone che beve per dimenticare che si vergogna di bere, un re che aveva bisogno di comandare anche se il suo regno era abitato solo da lui, un vanitoso che si accorgeva degli altri soltanto se si dichiaravano suoi ammiratori, un uomo d’affari che contava continuamente le stelle perché contandole si illudeva di possederle e dal momento che le stelle sono gialle, pensava che fossero d’oro e si sentiva molto ricco.

Quando approda nel deserto del Sahara il bimbo non prova paura anche se intono a lui vede soltanto dune e sole. Riesce a imparare tante cose dal serpente, dalle rose selvatiche e da una piccola volpe che gli insegnerà che si possono avere tanti amici, ma che ciascuno è unico. Proprio come la sua rosa resa unica dalle attenzioni che il piccino le riservava…

Il bambino, che arrossisce e non risponde alle domande non è altri che lo stesso Antoine de Saint-Exupéry, o meglio la sua parte rimasta “bambina”.
Mentre il pilota sta cercando di riparare il suo aereo, il Piccolo Principe gli chiede di disegnargli una pecora ed il pilota si rende conto che non può fare altro che ubbidire. Si mette al lavoro ma si rende conto che la sua ultima esperienza di disegno risale ai tempi in cui era soltanto un bambino. Aveva disegnato un serpente boa nell’istante in cui digeriva un elefante appena ingoiato, ma gli adulti non avevano capito il disegno e lo avevano scambiato per un cappello e lo avevano invitato a studiare geografia.

Quel foglio però l’aveva sempre conservato gelosamente per non dimenticare che gli adulti hanno poca immaginazione; quando mostra il disegno al Piccolo Principe, questi gli dice subito che non vuole un serpente che mangia un elefante… vuole una pecora. Dopo vari tentativi il pilota disegna una cassetta con tre buchi; la pecora è sicuramente là dentro a dormire. “L’essenziale è invisibile agli occhi” dirà poi il fanciullo.

Questo romanzo sa parlare al cuore perché “non si vede bene che con il cuore”… ed Antoine de Saint-Exupéry, l’aviatore romantico, sapeva bene cosa voleva vedere il suo cuore; era nato per volare, ma forse a 44 anni un pilota è già vecchio e qualcuno glielo aveva fatto notare… lui non poteva vivere senza volare…

Sparì nel nulla sorvolando la Baia degli Angeli al largo di Saint-Rafael. Incidente, distrazione, abbattuto dai tedeschi, chissà… L’analogia con l’epilogo del racconto è sorprendente…
