Un incontro veramente speciale...

 

 

L'11 agosto 2008 mentre ero in vacanza nel mio paese, ho incontrato Nello e Adria, due persone davvero speciali, due emigranti...

Il mio, è un paese di emigranti; anche mio nonno ha vissuto a suo tempo la stessa esperienza... quella di vivere lontano dalla propria terra e dalla propria famiglia.

Non c'era lavoro, i tempi erano davvero difficili ed emigrare diventò un'amara necessità.

Con Nello e Adria, l'amicizia è nata spontaneamente e sotto quel sole caldo di agosto abbiamo parlato di tante cose e come accade nei piccoli paesi abbiamo scoperto di avere anche amicizie e conoscenze in comune.

Loro vivono in Francia, hanno una meravigliosa famiglia, ma il loro cuore è rimasto anche qui... nella nostra bella Italia e nel nostro abbraccio c'erano mille parole.

Abbracciarli ha significato per me, onorare il ricordo di mio nonno Giovanni, ho compreso quanto è difficile costruire la propria vita lontano dalle proprie radici... e riuscire ad essere felici e nostalgici allo stesso tempo.

Spero di riabbracciarli presto.

 

Con affetto infinito

Daniela

 

 

 

 


 

Il mio verde prato

 

 

Dopo tanti anni son ritornato, dove son nato,

tanti anni fa,

respiro corto ed emozionato

al sol pensiero di rivedere i miei luoghi amati,

il mio verde prato,

gli amici cari, che con la péna nel cuore ho lasciato

 quando partii tanti anni fa.

Che delusione!

Cerca e ricerca, non ho più trovato

né l’erba verde né i fiori né il prato,

né le utopie che in esso ho lasciato,

e neppure gli amici di tanti anni fa.

Allora mi son detto: non ho sognato;

sono sicuro che quel verde prato

dove la margherita ho colto e sfogliato

prima che io parta lontano, era qua!

Non ho esitato!

Pien di fervore mi sono rivolto

al partito dei verdi, al comune, allo stato,

e perfino all’addetto che falciava il prato.

Il povero vecchio;

“del resto il solo che m’abbia ascoltato, ”

di un’aria sorpresa e mesto di volto,

 mi ha raccontato:

"Me lo hanno tolto tanti anni fa!"

Dov’èra il padrone?

"Era vecchietto di nulla si è accorto,

un promotore, con pochi soldi

se ne è appropriato, 

lo ha suddiviso lo ha recintato, 

e sull’entrata un cartello ha posto,

con in su scritto: spazio privato.

Non v’è più verde; il vecchietto è morto,

il falcia prato lo hanno tolto.

Quel verde prato,

(che dai suoi amici lasciato incolto)

 di strani funghi si è popolato;

 e in mezzo ad essi un gran fungo è sorto,  

un fungo grigio in cemento armato,

e tutt’intorno per il conforto,

siepi spinose color di prato".

Udito questo  sono accigliato;

sono deluso triste e sconvolto,

il mio verde prato che amavo molto,

da strani funghi trasfigurato,

come ho potuto io giovane stolto partir lontano, lasciarlo incolto,

come ho potuto  tant’anni fa?

 

 

 

©ollens ago-06

 

 

 

L’emigrante

 

 

Oh Italia che nel mondo rinomata,

sei per l’arte la storia e la bellezza;

per il tuo clima da tutti sei invidiata,

del tuo bel canto,

e del tuo idioma bella la ricchezza.

 

Intorno a te d’azzurro sei bagnata;

maestosa è la corona dei tuoi monti,

tutto in te è bello o terra da me amata!

Belli i tuoi laghi, i tuoi monumenti, le tue fonti.

 

Solo è mancato a te il più che importante!

L’arte di nutrire tutti i figli tuoi.

Come tanti altri tu m’hai costretto

 ad essere emigrante.

Italia mia!

Perché hai tu più prole che nutrir non puoi?

 

Ora son vecchio e il sacrificio mio ben vano è stato,

amo la Francia, amo l’Italia,

eppure, quasi senza una patria mi ritrovo;

qui son straniero,

come straniero son là dove son nato,

e vado, e vengo,

e mi dimeno come una fiera che non ha più covo.

 

I francesi mi chiamano il rital, o il maccaroni,

 gli italiani dicon di me: il francese è di ritorno.

Quando rimembrare l’infanzia

torno nel mio bel suol natio,

 l’animo in festa sia pur per un breve soggiorno,

mi fan capire che da altri è già occupato,

e che di fatto ei non è più mio.

 D’intender cio è afflitto il cuore mio

più ch’io non possa;

eppur come a sua volta Ei disse,

dir  non vorrei anch’io:

Ingrata patria...

tu non avrai in consegna le mie ossa!!

 

©ollens6-00

 

Nel cosmo dei ricordi

 

 

Quando ormai stanco di camminar verso il futuro,

mi seggo un poco e ad occhi chiusi,

 dei miei ricordi scruto l’orizzonte,

rughe profonde mi solcano la fronte

e del tempo indietro immagini catturo.

 

Il bello il brutto l’inquinato il puro,

rivedo tutto come fosse ieri,

rivedo gli umili vili sottomessi ai neri,

rivedo i rossi erigere il gran muro.

 

Gli amici rivedo che credevo veri,

molti dei quali ahimé m’hanno deluso,

rivedo alcuni che io aveo eluso,

rivelarsi più tardi i più sinceri.

 

Rivedo il giorno di partenza!

La falsa allegria,

quando lasciai la patria per un’ altro suolo,

rivedo la mamma  tergersi le gôte,

la fronte china per celare il duolo

sull’uscio della casa che non era mia.

 

Cosi viaggiando nel cosmo dei ricordi

attraverso i campi dell’infanzia mia

dove erigeo castelli in aria in lieta sintonia

con gli anni miei verdi d’avventure ingordi,

 

come in un film rivedo ancor la via,

dove rimasti son tutti i miei sogni.

Ora gli anni miei vecchi,

che d’avventure più non sono agogni,

ripassano il tutto con filosofia.

 

Non ho castelli e più viaggiar non oso

che con il treno della fantasia,

riposto ho ogni progetto d’utopia,

e con i miei cari accanto,

sogno soltanto di pace e di riposo.

 

©Ollens 03-03

                                                                          


 

 

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In fede

Spaghetti Nello

 

11 Agosto 2008


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