Ho perduto per sempre il compagno della mia vita e una parte di me l’ha portata con lui,

Lassù, in Paradiso…

Nulla somiglia alla mia vita precedente. Nulla di nulla. Non è una cosa facile riorganizzare una vita che sembrava definita e mi sento persa in mille pensieri. La poesia che segue è qualcosa che è nata dal cuore in un momento molto particolare. Non avrei mai creduto che mentre la mia sofferenza raggiungeva l'apice della sopportazione, qualcuno aggredisse i miei sentimenti... ma è accaduto... ed ho scritto di  getto questa memoria, questa ultima tristezza. Chi leggerà capirà... perché ora mi sembra tutto più difficile... anche perdonare.

 

Questo è il mio tributo d'Amore a mio marito che ormai vive nel Regno della Luce e dell'Amore Eterno  per rendere omaggio e giustizia alla sua memoria.

 

 

9 ottobre 2004 ore 17.00... in una stanza di ospedale, trent’anni della mia vita sono cessati con l’ultimo respiro di mio marito.

Le mie ultime parole… ci vediamo in Paradiso amore mio… le urla disperate delle nostre due figlie che lasciavano la tua mano ormai fredda… Fuori dalla porta, la furia di quella donna che dice di essere tua madre, che senza rispettare il nostro dolore ci insulta rinnegandoci e pronuncia la frase che mette la parola  fine ai nostri rapporti con lei… l’hai ucciso… sei una donna senza cuore… non ti mancano le parole per giustificarti…

La caccio via…

Questo è l’epilogo della storia… Vorrei  raccontarvela dall’inizio come testimonianza, come speranza, come disperazione, come necessità per poter continuare a vivere… volevo scrivere una lunga memoria, una cronistoria di questo lungo calvario... sedici lunghi mesi in cui ho sofferto per lui, donandogli l'illusione della guarigione.

Tutto questo soltanto per amore, lacerandomi l'anima perché sapevo la verità. Sei-otto settimane di vita, questa era la prognosi...  ma è vissuto 16 mesi, oltre tutte le aspettative dei medici, grazie alla mia dedizione incondizionata, a giorni interi trascorsi nei day hospital, percorrendo quasi 6.000 chilometri sotto il sole impalcabile dell'estate torrida del 2003 e poi del 2004, nei giorni freddi e piovosi dell'inverno, senza un attimo di sosta, senza conoscere più un pasto consumato nella tranquillità di casa.

Una merendina, un succo di frutta, accasciata sulle scale di fronte al day hospital con mio padre che ha settant'anni ed i suoi problemi di salute e di stanchezza.

Eppure di fronte al mio Gianfranco tutto doveva apparire normale, comprese le mancate visite della madre che accampava scuse per non aiutarmi.

Nessuno mi ha teso una mano, nessuno dei suoi parenti ha sentito il dovere di andare a trovarlo in ospedale e poi a casa... troppo scomodo, troppo caldo, forse la paura nascosta di contagiarsi... chissà...

Alla sua morte critiche crudeli... un suo parente che mi dice per telefono che lo lasciavo sempre solo... proprio lui che in sedici mesi l'ha visto soltanto negli ultimi giorni di vita. Questa sua codardia mi ha dato uno scossone, ho capito il loro odio per me, ho compreso il mio raccapriccio per loro... tutti.

Che Dio li perdoni, io perdono la loro ignoranza, non il loro cuore...

Sommersa dai debiti, con il pericolo di perdere il mio lavoro, sola... con due ragazze disperate. Poi è arrivato Natale...  nessuno si è preoccupato di sapere se eravamo ancora in grado di sopravvivere senza di lui, senza la sua presenza...

La sua famiglia sembra scomparsa nel nulla, senza investire nulla di loro, senza un pensiero per onorare la sua memoria, senza preoccupazioni per il futuro delle nostre ragazze così giovani e così provate dai grandi sforzi compiuti durante la malattia del padre. Hanno dimenticato come si sorride, come si può uscire per divertirsi...

La nostra sola consolazione è che da Lassù lui vede tutto, comprende tutto e tutti e con amorevole sguardo ci protegge. Ormai nessuno può più raccontargli bugie... Gianfranco è nel Regno della Luce.

Ora potete comprendere la mia ultima tristezza, le parole di quello che ho scritto...

 

 

L’ultima tristezza

 

 

In quel pomeriggio d’ottobre

provai e riprovai a penetrare

nel microcosmo del tuo dolore

per poter ascoltare ancora

le parole che il tuo amore

sempre mi ripeteva…

Ma non c’è più tempo ormai

e mi è rimasto il vuoto

di quell’ultimo attimo.

Pensavo a Maria ai piedi della Croce

e immersa nel mio straziante dolore

pregavo…

Fu allora che accadde.

Si avvicinò una donna

che vinta dal suo dolore

non dimostrò pietà…

ma solo infamia e disprezzo per me,

per noi, violando il nostro ultimo e muto

scambio d’amore.

Soltanto in quell’attimo

ricordai quante altre volte

le sue parole

avevano cercato di rapirti da me.

Troppo tardi l’ho capito per poterti dire

che avevo compreso finalmente

la tua tristezza.

Non volevo credere

quanto avesse resa amara la tua vita

togliendoti il senso del tuo vivere.

Quella donna urlava la sua rabbia

per il tuo mancato perdono

e fu così che la tua voce, in quell’attimo

ai confini della vita,

diventò la mia

e risposi alle sue aspre parole

con durezza inaudita.

Coloro che ti hanno amato veramente

ti piangono

ed è rugiada per il tuo cuore

ormai così lontano…

Frammenti e scintille di braci ardenti

sono invece le lacrime di colei

cui non concedesti perdono.

Troppo tardi l’ho capito,

ma stai tranquillo amore mio…

non sta piangendo per te,

piange per il rimorso

radicato nel suo cuore.

Penso ancora a Maria

ai piedi della Croce…

non c’è donna che le somigli più di me.

Forse, amore mio,

sono anche tua madre.

 

 ©Daniela Costantini

 

 

Al nostro adorato Gianfranco con Amore.

Il suo cammino nella Luce rischiari il nostro cammino.

Ci manca lui, la sua gioia di vivere, il suo sorriso,

il suo "non preoccupatevi... va tutto bene..."

Ha lottato, ha sperato, ha pregato, ha pianto...

e noi con lui, fino all'ultimo respiro.

Dio Padre gli doni serenità, pace

e il nostro Amore per sempre.

 

Daniela, Valeria, Elisa, Pietro, Alessandro

Roma, 9 ottobre 2004