Dal romanzo di D. H. Lawrence,

 

“La ragazza perduta”

 

 

 

“All’improvviso una musica primitiva risuonò nella grigia aria mattutina: era il lamento di una zampogna, accompagnata da un’acuta voce d’uomo che un po’ cantava e un po’ strillava qualche breve storia,

seguita dallo svolazzo incoerente di un altro strumento a canne.

Alvina si sedette, sorpresa.

Era una musica strana, acuta, rapida e gridata, la voce stessa delle montagne.

Bella, nel senso musicale del termine, non era di certo.

Ma quale magia, quale nostalgia dell’indomito passato pagano evocava! “E’ per Natale”, disse Ciccio..

“D’ora in poi verranno ogni giorno”.

Alvina si alzò e andò verso il piccolo balcone. Due uomini se ne stavano lì sotto, in piedi sotto la neve che cadeva fitta.

Uno il più vecchio, aveva una cornamusa la cui sacca era rattoppata con tela;

il più giovane era vestito di verde, teneva il viso sollevato e cantava a gran voce

i versi di quell’incomprensibile ballata natalizia,

versi rapidi e brevi, seguiti da un allegro svolazzo suonato su un corto piffero di legno

che teneva in mano.

Alvina ebbe la sensazione che stesse per mancargli il fiato,

quand’ecco che rapida e acuta giunse la strofa successiva,

ed altre ancora,

inframezzate dallo squillo primitivo del piffero che copriva il fragore della zampogna… Improvvisamente il canto natalizio si concluse

e il giovane si tolse il cappello rivolgendosi ad Alvina che stava alla finestra;

e in un attimo se n’era andato, seguito dall’altro con la cornamusa…

Infatti quando Alvina scese…

udì il suono in lontananza, strano, stridente e meraviglioso,

e avvertì lo stesso dolore sordo perché non sapeva cosa la travolgesse a quel modo”.

 

 

 

 

 

Di Italo Calvino

 

Natale con gli zampognari

 

Non c'è epoca dell'anno più gentile e buona, per il mondo, che il Natale e le settimane precedenti.
Sale dalle vie il tremulo suono delle zampogne.
Sui marciapiedi ricoperti da una crosta di gelo si inoltrano gli zampognari, discesi da buie misteriose montagne, sostano un po' abbagliati dalle troppe luci, dalle vetrine troppo adorne, e a capo chino danno fiato ai loro strumenti; a quel suono tra gli uomini le grevi contese d'interesse si placano e lasciano posto ad una nuova gara: a chi presenta nel modo pili grazioso il dono più originale.
Tutti sono presi dall'atmosfera alacre e cordiale che si espande per la città festosa e produttiva; nulla è più bello che sentire scorrere intorno il flusso dei beni materiali e insieme del bene che ognuno vuole agli altri; e questo. questo soprattutto -come ci ricorda il suono, firulf, firuli delle zampogne, è ciò che conta.